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Italian aperitivo: NEGRONI or SPRITZ?

Italian aperitivo

L’aperitivo italiano: Negroni o Spritz?

Questo è il dilemma… quando sono davanti al bancone di un bar in Italia e sto per ordinare un aperitivo. Mi piacciono moltissimo entrambi, prima di tutto per i loro colori intensi e vivaci che mettono subito allegria, e poi per il sapore secco e il retrogusto amaro che li rendono così unicamente italiani. L’Italia è famosa per la “Dolce vita”. Sarà per questo che gli ingredienti di base di molti dei nostri cocktail sono Aperol e Campari, i Bitters italiani?

Negli ultimi decenni lo Spritz dal Veneto è arrivato in tutta Italia e da qualche anno è uno dei cocktail più richiesti anche nei bar di Londra. A me fa subito pensare all’estate, ad una calda giornata al mare che si conclude con un bell’aperitivo sulla spiaggia. È facile da preparare anche a casa, semplicemente perfetto per accompagnare una grigliata in giardino.

Da qualche mese, però, mi sono appassionata al Negroni, un cocktail molto in voga quando ero una ventenne, ma che ai tempi non avevo mai osato provare visto l’elevato grado alcolico. Pensavo fosse una bevuta “da maschi” insomma. Menomale che la maturità porta saggezza… 

La mia riscoperta del Negroni è comunque al passo con i tempi, visto che proprio a Londra dall’11 al 21 maggio sarà possibile visitare il più grande Negroni Bar del mondo 

Scoperte recenti nella capitale inglese, Negroni e Spritz hanno una lunga e nobile storia.

Il Negroni prende il nome dal suo ideatore, il conte Camillo Negroni. Siamo a Firenze negli anni ‘20 del ‘900 e il Conte, dopo un viaggio in Inghilterra, chiede al barman del Caffè Casoni in Via de’ Tornabuoni di mettere una spruzzata di gin nel suo “solito” Americano. Il barman sostituisce il selz con il gin e nasce così l’ “Americano del Conte Negroni”, oggi conosciuto semplicemente come Negroni.

La ricetta: tre parti uguali di gin, vermouth rosso e Campari; ghiaccio e mezza fettina di arancia.

Per una versione un po’ più femminile e leggermente meno alcolica, provate il “Negroni sbagliato”: al posto del gin si mette lo spumante. 

La parola Spritz viene dal verbo tedesco spritzen, che significa spruzzare e si riferisce all’usanza di allungare il vino con la soda per renderlo più leggero.  Siamo nel 1800, durante il periodo della dominazione asburgica nel nord-est dell’Italia. I soldati austriaci usano aggiungere un po’ di seltz o acqua frizzante ai vini bianchi locali che per loro, abituati alla birra, sono troppo forti. Questa usanza è rimasta invariata nella città di Trieste, mentre tra Venezia e Padova tra gli anni ‘20 e ‘30 del 1900 nasce lo “Spritz veneziano”, una versione con l’aggiunta di Aperol, decisamente l’ingrediente che mancava!

La ricetta: tre parti di Prosecco, due parti di Aperol e una spruzzata di soda; ghiaccio e mezza fettina di arancia.

In italiano non diciamo “Aperol Spritz”, ma semplicemente “Spritz”; il cameriere vi chiederà però se lo volete con l’Aperol o con il Campari perché abbiamo entrambe le versioni. Per me non ci sono dubbi: sempre e solo Aperol. A Venezia le versioni si moltiplicano e vi consiglio di provare qualche ricetta locale, magari in uno dei numerosi bar di Campo Santa Margherita. A dire il vero però, lo Spritz più buono della mia vita l’ho bevuto in un bar di Stromboli, in Sicilia. L’ingrediente segreto del barista era una goccia di gin, da provare.

E adesso non ci resta che aspettare l’estate.

 

Italian aperitivo: Negroni or Spritz?

That is the question … when I am at a bar in Italy and I’m about to order an aperitif. I like them both a lot, first of all for their intense and bright colours which make you immediately happy, and then for their dry flavour and bitter after taste which make these drinks so uniquely Italian. Italy is famous for its “Dolce vita” (sweet life). This must be the reason why the main ingredients of many of our cocktails are Aperol and Campari, the Italian Bitters.

In the last decades Spritz arrived from Veneto region to the whole Italy, and since a few years ago it’s been one of the most popular cocktails in London bars as well. It makes me think of summer straight away: a long hot day spent on the seaside with a nice aperitivo on the beach at the end. Spritz is easy to make at home, and it’s simply perfect for a barbeque in the garden.

However, since few months ago I’ve become very passionate about Negroni. This was a very trendy cocktail when I was twenty something, but at the time I never dared to order it because of the amount of alcohol it has. It was a men’s drink to me. Lucky that maturity brings wisdom… 

Anyway, my rediscovery of Negroni is in step with the times, considering that in London it will be possible to visit the world’s largest Negroni Bar from the 11th to the 21st of May.

Though recent discoveries in the capital, both Negroni and Spritz have a long and noble history.

Negroni was named after his inventor, Count Camillo Negroni. We are in Florence during the 20’ and the Count, after a travel England, asks a bartender at the Caffè Casoni in Via de’ Tornabuoni to put a splash of gin in his “usual” Americano. The bartender replaces soda with gin and creates the “Conte Negroni’s Americano”, today simply known as Negroni.

The recipe: three equal parts of gin, red vermouth and Campari; ice and a slice of orange.

Try “Negroni Sbagliato” (literally “mistaken/wrong”) for a more feminine and slightly less alcoholic version of this drink: gin is replaced with spumante (dry sparkling wine).  

The word Spritz comes from the German verb spritzen ( = to splash) and is referred to the habit to add a splash of soda to the wine to make it easier to drink. We are in the 1800s during the Habsburg domination of the North East of Italy. Austrian soldiers started to add soda or sparkling water to local white wines, which were too strong for them as they were used to drink beer. This habit remained unchanged in the city of Trieste, while in Venice and Padua between the 20s and the 30s the “Venetian Spritz” was born: it was a local version with Aperol, the ingredient that was definitely missing!

The recipe: three parts of Procecco, two parts of Aperol and a splash of soda; ice and a slice of orange.

In Italian we don’t call it “Aperol Spritz”, but simply “Spritz”; the waiter will ask you if you want it with Aperol or Campari though, as we have both versions. For me there’s no doubt: always and only Aperol. In Venice other versions increase in number and I recommend to try some local one, maybe in one of the bars of Campo Santa Margherita (Santa Margherita Square). To be honest though, I had the best Spritz of my life in Stromboli (Sicily). The secret ingredient of the bartender was a drop of gin, worth to try.

And now all we can do is wait for the summer.

 
Author: Margherita Baldisserri


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